Sugli inferi, sui mostri e sulle chimere

marzo 22nd, 2008 § 0

"Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate".

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno – Canto 3
 
 
L’altro giorno ti ho narrato un racconto più bello rispetto a quello che ero solito raccontarti prima di andare a dormire. Dico più bello per la semplice ragione che, in realtà, anche se sembrava un racconto non lo era. Oggi te ne narro uno sugli inferi, sui mostri e sulle chimere.
 
C’era una volta, tanto ma tantissimo tempo fa, un piccolo pianeta che si era formato dopo un lungo processo di gestazione nella zona abitabile della sua stella – la sua ecosfera. Questa è la sfera che circonda la stella e qui, grazie alla temperatura, l’acqua liquida è presente sulla superficie di un pianeta, fattore essenziale per la vita. Dopotutto siamo formati in maggior parte da acqua.
 
La superficie del pianeta appena formata era inospitale e deserta. Le cicatrici lasciate dal violento processo di formazione – il colossale scontro tra migliaia di oggetti, alcuni di dimensioni uguali alla nostra Luna, ognuno una catastrofe – erano ancora chiaramente visibili. Come sulla superficie della Luna, si scorgevano giganteschi crateri, ferite dalle quali sgorgava roccia fusa come fosse sangue, che al contatto con laghi di acqua li faceva evaporare istantaneamente. Interminabili piogge torrenziali restituivano l’acqua alla superficie che evaporava nuovamente nel successivo contatto. Esplosioni di lava e roccia davano all’aria, formata soprattutto da diossido di carbonio, un forte odore solforoso, anche se non vi era nessuno dotato di olfatto che potesse percepirlo. Il Sole di quel pianeta visto dietro l’atmosfera densa e brumosa brillava scarlatto con minore intensità rispetto ad oggi, ma la grande concentrazione di diossido di carbonio manteneva calda la superficie.
 
Se qualcuno avesse visitato il pianeta, senza dubbio avrebbe pensato che si trattava del mitico inferno con le sue notti illuminate dal fulgore arancione della lava. Naturalmente non si può visitare dato che questo pianeta esisteva tanto tempo fa e con il trascorrere del tempo si è trasformato in un altro pianeta diverso: la nostra Terra.
 
Durante la notte la Luna, appena formata grazie a uno dei questi scontri colossali, mostrava una faccia molto più grande rispetto a quella che vediamo ora e formava maree gigantesche trovandosi a una distanza molto inferiore rispetto a quella di oggi tra la Terra e la Luna. Le maree ricoprivano grandi estensioni costiere e lasciavano lagune che ogni poche ore venivano nuovamente spazzate via dalla marea successiva poiché il pianeta girava più rapidamente rispetto ad oggi e pertanto i giorni erano molto più brevi.
 
Nel firmamento di quelle notti si scorgevano solamente le stelle più brillanti e gli altri pianeti che non venivano eclissati dall’atmosfera. Se fosse stato possibile vedere, senza alcun impedimento, le stelle che a quei tempi costellavano il cielo non avresti riconosciuto quella volta tanto estranea. Avresti contemplato una regione molto diversa rispetto alla Galassia poiché quel pianeta e il suo Sole si trovavano in un altro luogo circondato da stelle diverse da quelle che conosciamo. Avresti potuto inventare qualunque tipo di costellazione e segno zodiacale assolutamente diversi da quelli che sono stati inventati circa duemila anni fa. 
 
Sono trascorsi milioni di anni e il pianeta, lentamente, si è trasformato. La Luna si è allontanata e il sole ha aumentato la sua brillantezza; ha viaggiato per la galassia così il cielo ha potuto mostrare altre stelle. Con il trascorrere del tempo la Terra si è raffreddata e i violenti scontri non erano più così frequenti anche se ogni tanto ne avveniva qualcuno. L’acqua evaporata si è condensata in varie quantità formando oceani. La roccia fusa si è solidificata e sono nate le masse continentali che si sono mosse lentamente fino a formare il mappamondo che hai colorato a scuola.
 
Nei corpi di acqua calda di quella terra primitiva, come se fossero enormi paioli, varie molecole hanno reagito per formare nuovi composti. Per milioni di anni si sono prodotte innumerevoli reazioni fino a quando, in un dato momento, una reazione molto speciale ha formato composti che sono perdurati e si sono moltiplicati, molecole particolari che più avanti hanno formato i primi organismi. È un mistero come sia avvenuto nel dettaglio, un mistero che, senza dubbio, gli scienziati nel futuro sveleranno, come hanno fatto con tanti misteri del passato.
 
Se fossi stata lì nel profondo passato, passeggiando su di una spiaggia come facevi quando eri piccola, cercando conchiglie e pesciolini nelle buche d’acqua che si formano tra le rocce, forse avresti incontrato sotto l’acqua alcune strutture arrotondate con una superficie bavosa di color verde azzurro. Avresti scoperto la vita su quel pianeta! Sono stati i primi abitanti della Terra, gli stromatoliti composti dai cosiddetti cianobatteri, che con il trascorrere del tempo hanno lentamente ossigenato l’atmosfera creando così un ambiente propizio agli esseri respiranti, protetti dalla dannosa radiazione ultravioletta del Sole attraverso la cappa di ozono (che è un tipo di ossigeno). La vita non avrebbe potuto migrare dagli oceani in cui è nata per conquistare la superficie dei continenti senza questa cappa di protezione. Il pianeta giallo e azzurro si è trasformato lentamente aggiungendo il colore verde.
 
La composizione della superficie terrestre, inclusi oceani e atmosfera, è cambiata poco a poco a seguito di una serie di cicli geochimici che trasportano composti di vario tipo da una parte all’altra della Terra. Questi cicli naturali, che sono estremamente complessi, raggiungono un equilibro dopo vario tempo mantenendo nell’ambiente una proporzione costante dei suddetti composti. Il carbonio del pianeta, per esempio, si sposta costantemente grazie a vari processi tra diverse riserve nel suolo, nell’atmosfera e nell’oceano (il ciclo del carbonio). Qualunque modifica nella rapidità di questi processi cambierà la quantità di carbonio in una di dette riserve. L’atmosfera, che contiene una piccola frazione di diossido di carbonio, è la riserva più vulnerabile e la più importante per noi. I sistemi biologici formano una parte importante di questi cicli e hanno alterato e anche determinato la natura fisica e chimica della superficie della Terra. A sua volta, questo si è riflettuto sul sorgere della vita sulla Terra.
 
Oltre alla sua importanza sull’effetto serra, il carbonio è un elemento fondamentale per la vita dato che su di esso si basa la chimica degli esseri viventi. Le nostre società industrializzate si basano anch’esse su questo elemento. Il carbonio è speciale dato che può formare una vasta gamma di collegamenti con altri elementi, inclusi altri atomi di carbonio permettendo così la formazione di un’enorme varietà di molecole di diverse dimensioni, strutture e proprietà: le biomolecole della vita.
 
Vita. Tra tutti gli innumerevoli processi che avvengono nell’universo, la vita è indubbiamente quello più importante o, per lo meno ci sembra lo sia e per molte buone ragioni. Il registro fossile, che è la finestra da cui guardiamo il passato della vita, la biochimica e la biologia molecolare non lasciano dubbi su ciò che sta alla base dell’evoluzione biologica. Io e te e tutte le forme di vita sul pianeta, un albero, una raganella, un batterio o una mucca, siamo essenzialmente la stessa cosa, formati in maggior parte da idrogeno, ossigeno, carbonio e azoto, con tracce di altri elementi come calcio, zolfo e fosforo, tutti creati in stelle come ti ho già narrato. Tutti noi esseri umani utilizziamo processi biochimici simili e il codice genetico, la chiave che indica come si scrivono le istruzioni molecolari che fanno si che un organismo sia pesce e un altro uccello, è uguale per tutti. Non vi è dubbio, siamo la stessa cosa, siamo tutti imparentati e discendiamo da una cellula primordiale, un batterio che ha vissuto circa tremila cinquecento milioni di ani fa, la vera Eva. Non vi è esperto che ne dubiti e coloro che mettono in dubbio tutto questo lo fanno per ignoranza o per ragioni politiche o religiose nonostante i fatti.
 
Il concetto di evoluzione biologica è di grande forza esplicativa per la sua semplicità: osserviamo che le caratteristiche di un organismo vengono trasmesse di padre in figlio, cioè esiste l’eredità e osserviamo che nei discendenti le caratteristiche variano, cioè la discendenza avviene con modifiche.
 
Durante gli eoni questo ha portato a un cambiamento nelle proprietà genetiche delle popolazioni di organismi della Terra e capitava, in occasione dell’insediamento di nuove specie, che un piccolo gruppo rimanesse riproduttivamente isolato dal resto, forse a causa di una barriera geografica È un processo (selezione naturale) che avviene forse con una certa rapidità in una scala geologica ma per milioni di anni può esistere una stabilità genetica che porta avanti una specie con pochi cambiamenti. Così, per esempio, un Homo sapiens di centomila anni fa, differisce molto poco da quello attuale, eccetto per la sua evoluzione culturale. La selezione naturale determina differenze nei tassi di riproduzione e sopravvivenza di varie specie che hanno diversa capacità di sopravvivenza nell’ecosistema dinamico in cui sono immerse. Quando avvengono cambiamenti in un ecosistema alcune specie non possono sopravvivere e si estinguono mentre in altri casi, le pressioni selezionano alcune qualità che contribuiscono alla sopravvivenza di alcuni individui i quali, in questo modo, contribuiscono alla loro garanzia genetica con nuove caratteristiche alla popolazione.
 
La maggior parte delle specie che hanno popolato il pianeta durante la sua lunga storia sono scomparse. Esistono solamente alcuni resti fossilizzati degli abitanti del passato,alcuni mostruosi più feroci di quelli presenti nei tuoi incubi, giganteschi dinosauri con bocche più grandi del tuo corpo, enormi polipi che facevano tremare qualunque pesce, lucertole della dimensione di un’automobile e feroci tigri dalle zanne affilate. In alcune occasioni l’estinzione è stata violenta e totale per i cataclismi, causati probabilmente dall’impatto di una cometa, evocazione della genesi del pianeta. Sappiamo che tutto ciò è avvenuto settantacinque milioni di anni fa quando sono scomparsi repentinamente i dinosauri insieme a un gran numero di altre specie. In altri casi, l’estinzione è stata una conseguenza dei cambiamenti locali nelle condizioni geofisiche a cui alcuni organismi non sono riusciti ad adattarsi.
 
Il cambio climatico avvenuto in Africa circa quattro milioni di anni fa ha trasformato la selva tropicale in una savana più arida e questo ha fatto si che alcune scimmie camminassero su due zampe e sviluppassero, poco a poco, le loro facoltà mentali per potersi difendere e sopravvivere contro i predatori più veloci e forti di loro. Da questo evento successivamente è avvenuta la transizione da Australopithecus (scimmia del sud) a Homo.
 
Anche se oggi ti può sembrare strano agli inizi di questo nuovo millennio, esistono alcune persone che si oppongono fortemente all’evoluzione considerandola contraria a un’interpretazione letterale della Bibbia mentre altri ritengono che la Bibbia o si prende letteralmente o si prende seriamente. Vi sono anche state autorità scolastiche che hanno cercato di proibire l’insegnamento dell’evoluzione nelle scuole, come una rappresentazione moderna, anche se meno crudele, dell’Inquisizione. Potrebbero anche proclamare che le stelle sono eterne, che due più due fa cinque e tornare a imporre l’idea che la Terra non si muove. Indubbiamente, l’evoluzione ha tanto a che vedere con le Scritture come la gravitazione. Le Scritture, a loro volta, non hanno nulla da opinare sul mondo fisico o, ricorrendo alle parole del cardinale Caesar Baronius (1538-1607) storico della Chiesa cattolica: “Lo Spirito Santo ci insegna come si va in Cielo, non come va il cielo” (anche se resta il problemino di sapere dove è il Cielo, il cosiddetto Aldilà… vero?)
 
Probabilmente, nonostante le difficoltà teologiche, l’evoluzione affronta problemi che si rapportano con la difficoltà di visualizzare un processo che avviene in periodi di tempo tali che le nostre vite sono, in confronto, un effimero istante. Se potessimo osservare altri mondi come lo facciamo filmando al rallentatore la crescita e lo sviluppo di un fiore, osservando milioni di organismi che nascono, vanno e vengono e si trasfigurano al ritmo e in conformità ai cambiamenti geofisici che avvengono sarebbe forse meno difficile. Il mondo biologico e il mondo fisico si rapportano in modo intimo in un congiunto di diversi processi, come se si trattasse di un tango o di una salsa con una attenta coreografia, mantenendo il ritmo per non inciampare e cadere.
 
L’evoluzione non si basa su qualche tipo di proposito, su un desiderio di “migliorare” una specie e ancora meno ha noi come obiettivo finale. Non esiste un obiettivo e neanche un progetto, solamente una serie di esperimenti naturali dovuti a cambiamenti casuali nella sequenza dei nucleotidi del DNA di qualche organismo che provocano cambiamenti aleatori al risultato. L’ambiente determina chi sopravvive.
 
Homo sapiens è riuscito a superare molte vicissitudini a causa dei cambiamenti climatici che a loro volta hanno provocato cambiamenti alla flora e alla fauna di alcune regioni. Il registro fossile ci dimostra un lento aumento della capacità cranica dei nostri antenati, i vari ominidi che hanno abitato l’Africa, dall’Australophitecus africanus all’Homo sapiens, passando, tra gli altri, dall’Homo erectus e dall’Homo habilis. Siamo generici, cioè siamo adattabili e versatili e anche se non eccelliamo in nulla di particolare, siamo abili in molte cose, soprattutto nella crescente capacità mentale che ci ha permesso di creare un’organizzazione sociale, il linguaggio (che ha dato vita anche alla bugia) e un apprendimento unico tra tutte le specie. Questa è la ragione per cui hai dovuto andare a scuola. Questo ha reso possibile un’evoluzione culturale relativamente rapida. Però da soli, di fronte a un veloce ghepardo, di fronte a un elefante o a un’agile scimmia non possiamo fare molto. Tuttavia questi specialist, vere macchine esperte e adattabili a nicchie ecologiche specifiche, sono meno forti come specie nel momento in cui devono affrontare cambiamenti nell’ecosistema. È stata la nostra mente a permettere un’evoluzione culturale senza eguali nel regno animale, evoluzione culturale che ci ha portato a questo mondo paradossale dato che con il potere acquisito abbiamo messo in pericolo la nostra stessa specie e sono già quasi scomparsi i nostri parenti più prossimi: i simpatici scimpanzé. 
 
È indubbio che, come nessun altro animale, sembrerebbe che ci siamo liberati dalla dipendenza della natura, ma come spesso accade, le apparenze ingannano. Abbiamo trovato vari modi per anteporci ai limiti imposti dai nostri deboli corpi. Con la tecnologia, e in particolare con la medicina, abbiamo superato certi limiti imposti dalla selezione naturale. Questo significa che la sopravvivenza di coloro che meglio si sono adattati ha smesso di essere una legge insuperabile per Homo sapiens o, in altre parole, abbiamo trovato il modo di adattarci a condizioni che in altre circostanze non ci avrebbero permesso di sopravvivere e così, in modo molto debole, noi stessi danneggiamo la nostra composizione genetica. La regola generale della vita a lungo termine indica che o si cambia o si scompare, cosa che dovremmo prendere seriamente in considerazione se non desideriamo subire prematuramente la stessa sorte di tutti. Se la vita è un tango, bisogna saperlo ballare.
 
Infine, siamo una chimera. Naturalmente non un mostro con un corpo di pesce e la testa di uccello, o una figura con un corpo di cavallo e un busto umano ma alcuni atomi che si sono combinati in milioni di forme per avere una coscienza. Una chimera di genetica e cultura unica nel regno animale. La chimera delle chimere, senza dubbio, un animale favoloso. Non perché una fervida mente l’abbia progettata o perché fosse l’obiettivo dell’evoluzione con noi al vertice, un’idea arrogante e dannosa. È proprio questo che è straordinario, qualcosa che è sorto anche se non era necessario e pertanto un tesoro unico.
 
Dopo alcune migliaia di milioni di anni quei batteri che sono i nostri antenati alla fine sono riusciti a vedere l’universo attraverso i nostri occhi. Si, è meraviglioso quello che abbiamo scoperto e ti riempie di sconcerto Sembra un racconto ma non lo è anche se è una storia fantastica. Anche se vi sono ancora molti dettagli da scoprire, così è stato.

Daniel Roberto Altschuler

Traduzione ©2008 Alessandra Saviolo e María José Iglesias per Traduzionispagnolo.com 

Una favola meravigliosa

marzo 19th, 2008 § 0

In the beginning the Universe was created.
This has made a lot of people very angry and been widely regarded as a bad move.
Al principio fu creato l’Universo. Questo fatto ha sconcertato non poche persone ed è stato
considerato dai più come una cattiva mossa.

Douglas Adams

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Ti sarai sicuramente dimenticata molte delle favole che ti ho narrato quando eri bambina, quella di Cappuccetto Rosso, ingoiata da un lupo, quella di Biancaneve e i nani (credo fossero in sette), quella del Piccolo Principe che arrivava dall’asteroide B612 e molte altre ancora che neanch’io ricordo più. Questa favola, bambina mia, è una di quelle che ti narro affinché tu non la dimentichi. Ritengo sia la migliore, la più meravigliosa e sorprendente, quella che ha maggior importanza per la semplice ragione che in realtà non è una favola bensì una storia vera.

C’era una volta, molto ma molto tempo fa – così tanto che è difficile immaginare quanto -, in una regione molto lontana una nube di idrogeno con un po’ di elio, quel gas utilizzato per gonfiare i palloncini durante i compleanni che alla fine volano tutti in alto sul soffitto o tra le nubi. L’idrogeno e l’elio sono i due elementi più semplici che conosciamo. Pesano meno dell’aria, composta soprattutto da azoto e ossigeno, e pertanto fanno volare i palloncini. La regione era molto vasta, molto più grande della Terra, una gigantesca nube di gas molto tenue. Era scura poiché, vicino, non vi erano stelle che potessero illuminarla. La nube si contraeva lentamente poiché le parti esterne sentivano la forza provocata dalla massa delle loro parti inferiori, la forza universale della gravità. È la stessa forza che tu senti, provocata dalla Terra, che ti spinge verso il centro ed è la ragione per cui tu e l’atmosfera, tra le altre, restate sulla Terra invece di disperdevi nello spazio. Scusami se ti chiamo "cosa" ma in termini di forza di gravità non vi sono differenze tra te e una cosa come una pietra, per esempio.

Dopo alcuni milioni di anni, un tempo breve nella scala di tempo dell’universo che si misura in migliaia di milioni di anni, la nube si era condensata e suddivisa in varie nubi più piccole che si riscaldavano man mano che si contraevano. La stessa cosa accade con qualunque gas: se lo comprimi si riscalda. Questo processo è proseguito fino al momento in cui, al centro di alcune nubi, si è formata una sfera di idrogeno con una temperatura così alta che iniziò a emettere luce, come fa il forno elettrico quando si riscalda. Era nata una stella che non è altro che una enorme sfera di gas idrogeno molto calda con un po’ di elio.

Se fosse possibile osservare tutto questo da una grande distanza e si potesse accelerare l’azione in modo tale che un milione di anni trascorressero in un minuto sembrerebbero fuochi d’artificio. Il cielo scuro risplenderebbe di centinaia e centinaia di punti luce, ognuno di diverso colore e brillantezza.

Le centinaia di stelle nell’ammasso delle Pleiadi, che a volte ti ho fatto vedere nel cielo notturno e che nella notte sono come un tenue piccola nube a nord della brillante Aldebaran, sembrano fuochi d’artificio, rallentati nel tempo, dato che in realtà non possiamo accelerare l’azione. Il numero di stelle che puoi vedere a occhio nudo tra le Pleiadi dipende, in parte, dalla tua visione. La maggior parte delle persone riesce a vedere sette stelle e, in alcuni paesi, l’ammasso è conosciuto come le sette caprette o le sette sorelle. Se le osservi, invece, con il binocolo, vedrai lo splendido spettacolo offerto dalle decine di stelle che si trovano nell’ammasso.

Nelle notti limpide e buie puoi vedere migliaia di puntini di luce nel cielo, l’impressionante spettacolo offerto dalle stelle della nostra galassia, la Via Lattea, che si presentano in silenzio, alcune facendoti l’occhiolino come se dovessero raccontarti qualcosa di segreto. Non possiamo raggiungerle per vedere cosa sono dato che sono così distanti che avremmo bisogno di migliaia di anni per arrivare laggiù, anche nel caso in cui potessimo viaggiare a velocità enormi come quella della luce.

C’è ne è una che è molto più vicina a noi. È così brillante che quando è nel cielo la sua intensa luce non ci permette di vedere le altre stelle anche se sono lì. È il Sole, la nostra stella, così vicina che puoi sentirne il calore. Ci fornisce l’energia che alimenta la vita sulla Terra.

Per molti anni, gli astronomi hanno studiato il Sole e le stelle con grandi telescopi e nel tempo hanno appreso il loro funzionamento. Non ti facevano invano l’occhiolino nella notte.

Nel centro delle stelle la temperatura è molto alta, simile solamente al momento in cui, sulla Terra, esplode una bomba nucleare, triste ordigno inventato per uccidere le persone, come è accaduto a Hiroshima e Nagasaki cinquanta anni fa circa e che minaccia ancora la nostra esistenza. A quelle temperature così alte avvengono reazioni che trasformano l’idrogeno e l’elio in elementi più pesanti come carbonio, azoto, ossigeno, ferro e silicio per indicarne alcuni tra i più comuni. Queste reazioni producono una grande quantità di energia ed è per questo motivo che le stelle brillano e sentiamo il calore del Sole. Come in enormi paioli cosmici degli antichi alchimisti, sulle stelle vengono cucinati quasi tutti gli elementi conosciuti nel nostro mondo.

Le stelle non sono sempre esistite – nascono, vivono e muoiono – e al principio, se fosse esistito un pianeta come la Terra, il suo cielo sarebbe stato buio. Naturalmente senza gli elementi chimici non potrebbe esistere un pianeta come la Terra, formata per la maggior parte da ferro, silicio, magnesio e ossigeno.

Anche gli organismi sono composti da alcuni pochi elementi. In questo modo, io e te e tutte le forme di vita sul pianeta siamo un’essenza della stessa cosa, soprattutto idrogeno, carbonio, azoto e ossigeno con tracce di altri elementi. L’acqua, tanto importante per la vita non è altro che una combinazione di idrogeno e ossigeno (Acca due O). Tutti questi elementi si formano durante la vita delle stelle e senza di loro non esisteremmo.

Quando muore, una stella libera il materiale di cui era formata, incluso il carbonio, l’azoto e l’ossigeno prodotti al suo interno. Pensa che questo è accaduto milioni di volte in un ciclo di vita e morte, e che alla fine, in un dato momento, si è formata una nuova stella molto particolare, in cui coesistevano tutti questi elementi nuovi e intorno alla quale si sono formati pianeti anch’essi formati da questi elementi. L’ossigeno e l’idrogeno si sono combinati per formare acqua per gli oceani e i fiumi e il silicio si è combinato con l’ossigeno, l’alluminio e il ferro, per formare la sabbia delle spiagge e molti minerali.

Il ferro, l’elemento più abbondante sulla Terra, è speciale non solo perché lo usiamo per fabbricare una grande varietà di cose ma anche perché, nel contesto di questa favola, è un punto critico nell’evoluzione di alcune stelle che sono di massa alta, alcune dieci volte più grandi del Sole. In termini cosmici queste stelle hanno una vita breve che dura solo pochi milioni di anni, cioè, un istante cosmico. Dopo che la maggior parte del materiale che si trova nel centro di una stella si converte in ferro, come conseguenza delle reazioni al suo interno, l’astro non può continuare a produrre energia. Per questo motivo il ferro è considerato un elemento speciale. Quando manca la fonte di energia che genera la pressione interna necessaria per mantenere l’equilibrio, la stella collassa sotto il suo stesso peso. In un batter d’occhio si produce l’inferno. Per un breve istante, mentre la stella collassa, la temperatura aumenta fino a valori mai raggiunti e provoca un lampo di reazioni nucleari.

L’astro si annienta in un’esplosione titanica che gli astronomi denominano supernova dando luogo a uno degli avvenimenti più energetici conosciuti nell’universo. Gli strati esterni dell’antica stella formano un involucro di gas che si espande rapidamente verso lo spazio disseminando, attraverso una regione sempre più estesa, i suoi resti. Durante i primi secondi di esplosione, si producono tutti gli elementi della tabella periodica più pesanti del ferro, come l’oro e l’argento. Dato che questi elementi si sviluppano in questo modo così speciale, la loro quantità è molto minore rispetto a quella degli elementi più leggeri del ferro.

Forse ora apprezzerai in modo diverso la catenina d’oro che ti ho comprato tempo fa per un’occasione speciale. Naturalmente l’oro è caro perché è raro e bello, ma ciò che gli conferisce il suo reale valore, come per gli altri metalli preziosi, è sapere che ciò che porti al collo si è formato più di cinque milioni di anni fa durante l’esplosione di una stella gigante in un angolo della Galassia.

Alcuni degli elementi prodotti in questo modo sono radioattivi, come l’uranio, il torio e il potassio. Questi elementi radioattivi perdurano per migliaia di anni e si incorporano in grandi quantità quando si forma un nuovo pianeta. Qui sulla Terra producono il calore interno che da origine ai vulcani e ai terremoti. Il vulcanismo è un ingrediente di grande importanza nel bilancio, a lungo termine, del diossido di carbonio nell’atmosfera terrestre, che determina la temperatura della superficie. Senza vulcanismo questa favola sarebbe stata molto diversa e probabilmente non sarei qui a narrartela.

Circa cinque milioni di anni fa, la nube di gas che in seguito diede luogo al Sistema Solare si contrasse e formò un disco di materiale che abbiamo denominato nebulosa solare. Al centro della nebulosa si formò il Sole. Il disco si estendeva fino a regioni molto distanti, molto più in là dell’orbita di Plutone (che allora non esisteva ancora), il pianeta più lontano dal Sole. La densità del materiale era minore nelle regioni più lontane dal Sole appena nato e la temperatura, che era elevatissima vicino al centro, diminuiva, anch’essa, con la distanza. Questi fatti determinarono in gran misura la composizione chimica dei pianeti che si svilupparono partendo dal materiale della nebulosa. Nelle zone della nebulosa con maggior densità, piccoli granelli iniziarono a scontrarsi tra di loro fino a unirsi e formare particelle sempre più grandi. Questo processo è proseguito con lo sviluppo di oggetti con dimensioni di vari chilometri, i planetesimi, la cui gravità ha permesso loro di continuare a incorporare materiale della nebulosa e a crescere sempre di più. Alla fine nell’orbita si svilupparono varie centinaia di corpi grandi come la Luna intorno al Sole e gli scontri tra di essi diedero vita ai pianeti.

Vicino al giovane Sole si formarono i pianeti tellurici (dal latino tellus – terra) Mercurio, Venere, la Terra e Marte. Apparvero in un periodo relativamente breve di vari milioni di anni, durante il quale il forte vento solare, caratteristico delle stelle giovani, sgombrò la nebulosa intorno al Sole.

Più esternamente, nella zona dove sono sorti i giganti Giove e Saturno, l’acqua congelata si mantenne stabile. Dopo essersi formati, i nuclei rocciosi di questi mondi riuscirono ad attrarre materiale della nebulosa prima che questa si dissipasse spazzata dal vento solare. Come risultato apparvero pianeti con un nucleo simile a quello dei pianeti tellurici, ma avvolti da uno strato enorme di idrogeno ed elio di composizione non molto diversa da quella della nebulosa originale o del Sole. In regioni ancora più esterne, dove imperano temperature più basse e densità minori, si formarono ghiacci di ammoniaca, metano e diossido di carbonio, composti costruiti con gli elementi più comuni.

I planetesimi più distanti dal Sole erano formati da questi ghiacci e da piccole quantità di silicati. In quelle regioni sorsero Urano e Nettuno, anche se ci misero molto più tempo degli altri dato che, in questa zona della nebulosa, vi era minore densità di materiale. Quando si sviluppò il nucleo roccioso di questi mondi la nebulosa aveva già iniziato a svanire e, poiché non fu possibile accumulare molto materiale, risultarono abbastanza più piccoli rispetto a Giove e Saturno.

Oltre a Nettuno, le collisioni tra planetesimi non si produssero molto spesso e non si sono potuti formare pianeti. Naturalmente esiste Plutone, il più piccolo del Sistema Solare, più piccolo della Luna, quaranta volte più lontano dal Sole rispetto alla Terra. Si è ipotizzato che Plutone non sia un vero pianeta ma una risultanza dei planetesimi che si sono formati agli inizi. Si potrebbe quindi trattare del maggiore tra centinaia di oggetti scoperti nella lontana regione oltre l’orbita di Plutone. Uno di questi è “Quaoar” un oggetto la cui dimensione è circa la metà di quella di Plutone, e un altro denominato UB313 e battezzato Xena che è risultato essere un po’ più grande di Plutone, per cui alcuni lo chiamano il decimo pianeta.

Nella regione della nebulosa solare dove si sono formati i pianeti tellurici regnavano temperature così elevate che gli elementi volatili non hanno potuto condensarsi. La Terra primitiva, calda e parzialmente fusa dal suo calore interno, prodotto dalla radioattività di quegli elementi formati nelle supernove e dagli effetti di numerosi impatti, era un luogo sterile.

Sulla superficie della Luna puoi vedere un grande numero di crateri. Grazie all’esplorazione degli astronauti, avvenuta alcuni anni fa, abbiamo scoperto che sono il risultato indelebile degli impatti causati dai planetesimi che hanno bombardato la sua superficie e quella della Terra dopo la sua formazione. Ce ne furono milioni che, come una pioggia torrenziale, precipitarono senza sosta contro i pianeti terrestri prima che il cielo si aprisse. Quella poggia ha fornito alla Terra l’acqua che ha formato i suoi oceani. Per un centinaio di milioni di anni, questa grande tormenta, che culminò circa 3.800 anni fa, fornì alla Terra l’acqua e gli ingredienti necessari per la vita, incluse le molecole organiche complesse che si erano formate sulla superficie dei piccoli granelli della nebulosa solare. Naturalmente, questo bombardamento ha coinvolto la Luna e gli altri pianeti tellurici sui quali troviamo ancora le cicatrici lasciate, sotto forma di crateri.

Oggigiorno, quella tormenta non è ancora cessata completamente ma si è trasformata in una pioggerellina di planetesimi che occasionalmente si avvicinano all’interno del Sistema Solare provenienti da regioni più remote rispetto all’orbita di Plutone. Li riconosciamo perché il gas che dagli stessi evapora e la polvere che espellono diventano visibili man mano che si avvicinano al calore del Sole. Sviluppano quindi un alone diffuso e una magnifica coda lunga milioni di chilometri. Le chiamiamo comete. Anche se le comete sono state sorgenti di vita, altri fattori hanno avuto uguale importanza affinché la stessa si stabilisse e si sviluppasse. La Terra si trova a una distanza dal Sole e ha una dimensione tale che sulla sua superficie può esistere acqua liquida, l’elisir della vita. Non vi è acqua liquida sugli altri pianeti.

Dato che le comete hanno provocato avvenimenti unici e spettacolari che appaiono, come gli incidenti, inaspettatamente, sono state associate a eventi ominosi. Nella mitologia sono considerate di cattivo augurio e, se potessimo domandarlo a un dinosauro, questa percezione sarebbe giustificata dal fatto che la loro fine è stata causata da una di esse, che si è scontrata con la Terra sessantacinque milioni di anni fa. Una cometa apparve nei cieli americani nel 1510 (anche un’eclisse solare) un presagio di sofferenza degli indigeni nelle mani di Hernán Cortés e Francisco Pizarro. Come tutti i presagi e le profezie anche quelli sulle comete non hanno valore. Ogni anno appare qualcosa che possiamo interpretare come portento ominoso e ogni anno accade qualcosa di sinistro. Il nostro grande interesse per le comete deriva dal fatto che sono composte da materiali originali avanzati dopo la formazione del Sistema Solare. Contengono una grande quantità di polvere cosmica e acqua congelata, monossido e diossido di carbonio, metano, ammoniaca e altre molecole più complesse formate da carbonio. Le comete hanno portato questi elementi alla sterile Terra appena formata, affinché potesse iniziare la lunga e complicata catena di eventi che arriva fino a noi.

Quando infine terminò la grande tempesta ebbe origine la vita nei corpi di acqua del pianeta ma per molto tempo non poté avventurarsi a conquistare la superficie della terra, poiché senza uno strato protettivo di ozono, formatosi molto più tardi, non avrebbe potuto sopravvivere. La radiazione ultravioletta del Sole si attenua fortemente sotto l’acqua, più che la luce visibile. Significa che un organismo poteva sopravvivere a una certa profondità anche se aveva bisogno di luce per la fotosintesi. Recentemente, circa quattrocentoquaranta milioni di anni fa, nel periodo siluriano iniziò la conquista della terra da parte delle prime piante e successivamente, circa quattrocento milioni di anni fa, nel devoniano, sorsero i primi anfibi, capaci di sopravvivere fuori dall’acqua, sulle terre di Gondwana.

Un altro giorno ti racconterò il resto di questa meravigliosa storia, iniziando da alcuni organismi unicellulari che apparvero negli stagni di acqua calda sulle sponde dei mari primitivi e terminando con noi.

È proprio per quello che ti ho narrato che sei figlia delle stelle. Non sembra una favola?

Daniel Roberto Altschuler

Traduzione ©2007 Alessandra Saviolo e María José Iglesias per Traduzionispagnolo.com

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